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Che cos'è la malattia di Parkinson
La malattia di Parkinson è la malattia neurologica degenerativa più diffusa dopo la malattia di Alzheimer. Colpisce generalmente soggetti con età superiore ai 50 anni, con una leggera prevalenza per il sesso maschile. Si stima che in Italia vi siano attualmente più di 400.000 malati, con circa dagli 8.000 ai 10.000 casi nuovi ogni anno.
La malattia è caratterizzata dalla degenerazione cronica, lenta e progressiva delle cellule cerebrali (neuroni) di una zona ridotta e ben specifica del sistema nervoso centrale, situata in profondità nel cervello, chiamata sostanza nera. Questi neuroni producono dopamina, che è una sostanza (neurotrasmettitore) essenziale per il controllo dei movimenti corporei. E' accertato che i sintomi cominciano a manifestarsi allorquando circa dal 70% all'80 % dei neuroni in questione non sono più funzionanti.
Oltre ai sintomi motori caratteristici, il paziente parkinsoniano può presentare spesso sintomi non motori che contribuiscono a peggiorare la sua qualità di vita:
· Eccessiva presenza di saliva in bocca (scialorrea)
· Disturbi urinari
· Problemi gastrointestinali e stipsi
· Disfunzioni sessuali
· Vertigini
· Ipersudorazione
· Deficit di memoria e capacità cognitive
· Ansia e depressione
· Confusione
· Dolore
· Disturbi del sonno
Il trattamento della malattia si basa su tre interventi fondamentali:
- Terapia farmacologica volta soprattutto al reintegro della dopamina cerebrale
- Terapia riabilitativa per tenere sciolte le articolazioni e tonici i muscoli
- Assistenza psicologica per consentire al malato ed ai suoi familiari di convivere positivamente con la malattia.
Ad oggi le cause della degenerazione dei neuroni della sostanza nera non sono ancora note.
In una piccola percentuale di casi precoci (che si manifestano sotto i 40 o 50 anni), sembrano essere coinvolti alcuni geni mutati il che dimostra che alla base della patologia non sembra esserci una forte componente genetica.
Oggi si pensa piuttosto che alcuni soggetti presentino una predisposizione genetica che unita all’esposizione a sostanze tossiche ambientali (erbicidi, pesticidi, metalli pesanti) possa aumentare il rischio per loro di sviluppare la malattia.